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Rivoluzione Industriale

Un luogo deserto, abbandonato. Tracce che riconducono a una presenza, a un paesaggio che si perde nell’immobile silenzio di un’attesa, in un tempo, quasi remoto, in cui l’esistenza umana è solo un ricordo e resta l’impronta impercettibile dell’ombra.
Cristina Verderio delinea in bianco e nero una realtà che sa di ruggine e oblio, di stanze nascoste, inabitate, di bambole rotte e di sedie vuote. Scenari post-industriali, aree dismesse che contengono gli indizi di infinite storie, narrate con un filo di voce.
Viene da chiedersi dove sia l’uomo, e questo interrogativo resta sola un’ eco lontana, sommessa.

La fotografia di Verderio rivela scheletri di architetture fatiscenti e in visibile stato di abbandono che, attraverso le loro crepe e la nudità delle superfici, diventano monumenti alla solitudine e all’incomunicabilità delle città. Eppure, in questi scenari tragici e – apparentemente – cupi, appaiono, come se scritti fra le righe, istantanei e fuggevoli sprazzi di vita; lame di luce che spuntano da un luogo appartato, tagliando in due l’orizzonte; oggetti emblematici che, persa la loro consueta funzione, paiono assumere una fisionomia ironica, se non quasi grottesca e surreale.
Cosa ci farà quella sfilza di sedie prive di rivestimento, messe in fila come a formare una platea-fantasma? Chi ha giocato con quelle bambole o con quel triciclo che ora giace abbandonato come un oggetto troppo logorato e quindi ora inutile? Nelle immagini di Cristina Verderio c’è tutto un mondo che si perde, consumato dal flusso inesorabile del tempo e dal passaggio prepotente dell’uomo che costruisce e abbandona, lasciando dietro di sé fantasmi e macerie.

Una "rivoluzione industriale" iniziata e mai finita che ha modificato geografie e abitudini e generato residui che, filtrati attraverso la seducente lente dell’arte, assumono contorni affascinanti e insoliti.
L’artista si insinua tra le pieghe di un’esistenza vissuta in punta di piedi, nell’esplorazione di luoghi che, dimenticata la loro precedente funzione, ci restituiscono immagini di ombrosa poesia.

Biografia

Gilly Sephira

Open Art Milano
Milano - Show Room e Galleria C.so Buenos Aires, 77 Piano 6° - Cell. 393 9444574 - Tel. +39 0236525173 - E-mail: info@openartmilano.it
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